
Marcus Whitnell – Spirito nella Macchina
Questa volta scopriamo dal blog di poesia online Poetry Soup due poesie di Marcus Whitnell. Entrambi i testi si distinguono per una forte carica introspettiva e civile, affrontando la condizione umana da due prospettive complementari: l’angoscia metafisica individuale da un lato, e la critica politico-sociale collettiva dall’altro.
Ghost in the Machine esplora il classico conflitto tra il materialismo/finitudine del corpo e l’aspirazione all’immortalità dell’anima. La poesia è estratta da un technothriller dello stesso Whitnel che recupera il relic di Cyberpunk2077 (un chip che riesce a digitalizzare la coscienza umana). La forza del testo risiede nella vulnerabilità del parlante, che ammette apertamente il proprio bisogno quasi psicologico di credere in un disegno più ampio. La citazione del Ghost in the Machine riprende la teoria di Gilbert Ryle che vuole superare il concetto filosofico cartesiano del dualismo mente-corpo. Per questa teoria, pensare alla mente come a un “fantasma immateriale” nascosto dentro la macchina del corpo è sbagliato, la mente non è un’altra cosa nascosta dietro le nostre azioni, è il modo in cui il corpo agisce, parla e interagisce con il mondo.
Invece la poesia Allegoria – ovvero – Fanfara per l’ascesa della corpocrazia sposta il focus dall’individuo alla società contemporanea, mettendo in scena una lucida denuncia della “corpocrazia” (il dominio delle grandi oligarchie economico-finanziarie) e dell’assoggettamento delle masse. Se vogliamo collegarci ancora con il mondo della filosofia, qui strizziamo l’occhio a Platone. Il testo sembra citare il celebre mito della caverna di Platone (“In silence, we watch shadows pass“, “The missing light upon that wall“). Tuttavia, a differenza del mito platonico in cui il prigioniero cerca la luce, qui gli uomini accettano volontariamente le ombre per paura dell’ignoto, per un falso senso di sicurezza e per lo stordimento da dopamina che ci consuma.
| Ghost in the Machineam I just this fleeting momenta ripple in time’s flowshackled to one bodymust follow when it goes or is there more to ‘being’an eternal flame that burnsand though my mortal flesh must diethe soul within returns most now say we have ‘one shot’so live a life that’s fulland while, in part, I see their pointI hate to think that’s all with countless years in history’s wakeand many yet to comemy impact on the universeso very close to none? I need to feel there’s so much moresome meaning or some goala reason why, a wider planthat paints a bigger ‘whole’ so I’ll take the path that makes most sensethere’s more to life than seemsand maybe I’m just passing through… a ghost in this machine | Spirito nella macchinasono forse solo questo istante fugaceun’increspatura nel fluire del tempoincatenato a un corpocostretto a seguirlo quando se ne va o c’è dell’altro nell’essereuna fiamma eterna che ardee sebbene la mia carne mortale debba morirel’anima che vi abita farà ritorno molti oggi dicono che abbiamo “una sola occasione”quindi bisogna vivere una vita pienae pur comprendendo in parte il loro punto di vistaodio pensare che sia tutto qui con innumerevoli anni nella veglia della storiae molti altri ancora a venireil mio impatto sull’universoè davvero prossimo allo zero? ho bisogno di sentire che c’è molto di piùun significato o un obiettivouna ragione, un disegno più ampioche dipinga un “tutto” più grande così sceglierò la strada che ha più sensola vita è più di quanto appaiae forse sono solo di passaggio… un fantasma in questa macchina |
| Allegory – or – Fanfare for Corpocracy’s RiseIn silence, we watch shadows pass.They shape our thoughts and feed the farce.Moulding lives to fit the liesthat see us strive, conform and die.And scared of what we do not know,we do not move or seek to go.But idle in their well-known forms.Find safety in such practised norms.There is no need to speculate;the shadows teach us fear and hate.Breed small world views and selfish thoughts.Dispense with troubling shoulds and oughts.It matters not what’s right or wrong,so long as we all nod along.Accept those preached invented truths,and justify each new abuse.While newborn Gods, those few rich men,close liberty’s gate and lock the pen.Embrace what once seemed quite absurd;they are the path, we are the herd.In barless cages, with blinkered eyes,bearing witness to corpocracy’s rise.The missing light upon that wall…an absence which now stains us all. | Allegoria – ovvero – Fanfara per l’ascesa della corpocraziaNel silenzio, osserviamo le ombre passare.Plasmano i nostri pensieri e alimentano la farsa.Modellano le vite per adattarle alle menzogneche ci vedono lottare, conformarci e morire.E, spaventati da ciò che non conosciamo,non ci muoviamo né cerchiamo di andare oltre.Restiamo inerti nelle loro forme note,trovando sicurezza in norme ormai consolidate.Non serve interrogarsi o speculare;le ombre ci insegnano paura e odio.Generano visioni ristrette e pensieri egoistici,ci liberano da scomodi doveri e imperativi morali.Non conta cosa sia giusto o sbagliato,purché tutti annuiamo in segno di assenso.Accettiamo verità inventate e predicate,giustificando ogni nuovo sopruso.Mentre Dei appena nati – quei pochi ricchi –chiudono il cancello della libertà e sbarrano il recinto.Accogliamo ciò che un tempo pareva assurdo:loro sono la via, noi siamo il gregge.In gabbie senza sbarre, con gli occhi bendati,assistiamo all’ascesa della corpocrazia.La luce mancante su quella parete……un’assenza che ora ci segna tutti. |

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