Nirvana – Gabriele Salvatores
Nel 1997, Gabriele Salvatores portava nelle sale italiane Nirvana, un’opera coraggiosa che catapultava il cinema nostrano dentro i canoni estetici e filosofici del cyberpunk. Ambientato in una metropoli distopica e multiculturalmente satura, il film racconta la storia di Jimi (Christopher Lambert), un programmatore di videogiochi che scopre che il protagonista della sua ultima creazione, Solo (Diego Abatantuono), ha acquistato la coscienza di sé a causa di un virus informatico. Il film è quasi sconosciuto (scoprire che Abatantuono, Bisio e Paolo Rossi avessero fatto un film cyberpunk è stata una sorpresa quasi allucinante) e mi sembra molto ingiusto perché il film offre molti stimoli e poteva aprire un interessante filone di fantascienza all’italiana.
Oggi, a distanza di decenni e in piena epoca di intelligenze artificiali generative e mondi virtuali, Nirvana non appare più come un’esagerata visione futuristica, ma come una lucida diagnosi del presente. Guardare (o riscoprire) questo cult ci offre lo spunto perfetto per porci alcune domande fondamentali sul mondo cyberpunk e sul nostro rapporto con la tecnologia. Quindi, invece di soffermarci sulla trama che lascio ad una visione del film, osserviamo alcune classiche domande che nascono dalla visione del film:
Coscienza dell’IA: La trama si mette in moto quando Solo comprende di essere imprigionato in un loop di gioco infinito: muore, risorge, combatte e ripete. Chiede quindi al suo creatore, Jimi, di essere cancellato per porre fine alla sua sofferenza. Se un sistema informativo sviluppa consapevolezza della propria esistenza e del proprio dolore, conserva ancora lo statuto di semplice software o acquisisce diritti?
Progresso Tecnologico: In Nirvana, i personaggi muovono i loro passi tra banche dati corporate, mercati neri dell’informazione e innesti neurali. La tecnologia promette di estendere le capacità umane ed evadere dalla grigia realtà urbana, ma finisce per trasformarsi in una gabbia invisibile controllata dalle grandi corporazioni (la Okosama Starr). La tecnologia ci sta davvero liberando o sta semplicemente ridisegnando i confini della nostra gabbia?
Identità: Il viaggio di Jimi alla ricerca del codice di accesso per penetrare nei server centrali e cancellare la memoria del gioco lo porta a contatto con figure ai margini della società cyber: hacker, trafficanti di ricordi ed emarginati tecnologici (interpretati magistralmente da Sergio Rubini e Stefania Rocca). Inoltre, verso la fine del film, la memoria diventa un vero sistema di difesa per i sistemi informatici delle multinazionali. In questo scenario, la memoria può essere venduta, modificata o azzerata. Tra deepfake, profili social costruiti ad hoc e realtà aumentata, la distinzione tra ciò che è reale e ciò che è simulato sfuma continuamente. L’identità diventa un costrutto fluido, riconfigurabile a piacimento. Se la memoria e la percezione possono essere alterate digitalmente, cosa definisce l’identità di un individuo?


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