Numero 47 – Artificial Kid

“Numero 47” degli Artificial Kid (progetto nato nel 2009 dall’unione di Danno dei Colle der Fomento, il produttore StabbyoBoy e DJ Craim) è un disco rap insolito. Non tanto nello stile, squisitamente tecnico nelle rime e arrogante nelle basi, quanto nell’argomento. Abituati alla scena contemporanea, troppo spesso nichilista e narcisista, già ci può sembrare insolito un album sociale come quelli dell’hip hop old school, figurarsi un album narrativo cyberpunk. 

Non tanto ispirato dalla street Life, quanto alla letteratura di Philip K. Dick, William Gibson e Bruce Sterling (da cui riprendono il nome del collettivo, tratto dal racconto Artificial Kid), l’album è un concept distopico che racconta la storia di “Numero 47”, un ibrido tra uomo e macchina programmato per servire il Sistema, che progressivamente sviluppa una coscienza  ribelle. Proprio questa ribellione permette all’album di sollevare discussioni su temi sociali nonostante la lontananza figurativa dalla poesia di strada.

Il sistema detta legge, ci dirige, ci protegge da noi stessi

Alza muri spessi un metro e li sorregge

Ci guida come pecore nel gregge

Ci rende spettatori, prevede i nostri errori e li corregge

Il sistema industria, azienda, informazione

E vuole risultati senza la minima emozione

La perfezione da raggiungere a ogni prezzo

Il sistema è il fine ed è pronto a usare ogni mezzo

L’album si apre con Il Sistema, introducendo una megalopoli asfissiante, iper-tecnologica e controllata. Qui “Il Sistema” è l’entità suprema che tutto vede e tutto controlla. È l’introduzione alla routine alienante in cui Numero 47 opera come una cellula ingranaggio, priva di identità.

Con Assurdo il ritmo si fa più serrato e martellante. Qui si si evidenziano i paradossi della società moderna come il contrasto tra l’iper-connessione tecnologica e l’assoluta solitudine dell’individuo. È la presa d’atto che la realtà circostante è una messinscena grottesca (“assurda”, appunto), accettata passivamente dalle masse.

Deragliamento Personale descrive il primo vero cortocircuito nel cervello elettronico di Numero 47. Il flusso di coscienza si fa caotico, paranoico ed emotivo. La macchina inizia a provare sentimenti umani (rabbia, angoscia, rigetto) e il software va in crash. 

Coltivo incendi, dubbi, paranoie, ansie

Ripongo nel mio prossimo speranze false

Stupide illusioni, manie, svariate delusioni

E drastiche reazioni ad allergie

Antipatie a pelle, notti senza stelle

Segni che poi restano per sempre

Ipercubo, con un riferimento ai film Cube (dove un gruppo di persone si risveglia imprigionato all’interno di una struttura formata da numerose stanze cubiche, alcune mortali, senza conoscere né il motivo della loro prigionia, né come evadere dalla struttura), rappresenta una prigione geometrica e mentale. Musicalmente claustrofobica, la traccia descrive la sensazione di essere intrappolati in uno spazio multidimensionale senza via d’uscita. È la metafora dell’architettura opprimente delle città futuristiche (stile Blade Runner o Akira), ma anche della gabbia algoritmica che anticipa ogni mossa del protagonista. Nella caccia evocata, Danno non si esime dal fare un po’ di trash talking esaltando il proprio virtuosismo.

U-Topia inizia come una strumentale pronta a coinvolgerci emotivamente nel mondo della tecnica. Il contrasto tra l’illusione utopica e la realtà distopica viene poi sviscerato da Danno con un cinismo glaciale. Non c’è spazio per il sogno, l’apparente perfezione è solo anestesia sociale.

La depressione , l’alienazione 

La mia generazione uccisa dall’omologazione

Le paranoie, le ansie da prestazione

È tutto un problema di comunicazione

E l’inquietudine, la solitudine 

Ed ogni cosa che diventa un’abitudine 

Ho cercato qualcuno a cui parlare

Per capire e non dire che è stato tutto inutile

Utopia

Ispirata all’omonimo film cult di fantascienza degli anni ’70, Rollerball è una metafora dello spettacolo violento usato dal potere per distrarre le masse (il classico panem et circenses in chiave cyberpunk). 

In La Verità Numero 47 scollega definitivamente i cavi che lo legano alla matrice. C’è una presa di coscienza totale e dolorosa: scoprire “la verità” significa capire che tutto ciò che ha vissuto fino a quel momento è una bugia sintetica. La verità non rende felici, ma rende liberi.

La verità è che qui nessuno ci capisce più niente

E chi afferma il contrario mente spudoratamente

Ci nascondiamo dietro parole più grosse delle nostre mani

E ci inventiamo schemi e costruiamo piani

Ma è un trucco, è un modo per lavarci la coscienza

E digerire tutta ‘sta violenza

Che qui più passa il tempo e più ce n’ho abbastanza

Della vita, del mondo, della gente e di tutta la sua arroganza

CPSOM (CyberPunk State Of Mind) inizia con l’ironica descrizione della “famiglia” di Numero 47. La canzone continua raccontando la decomposizione fisica e mentale, lo scontro biologico tra la carne (le ossa marce) e i circuiti (il cervello plastico) del protagonista. Il brano poi si conclude con un estratto sulla vacuità dell’anima moderna dal monologo interiore tratto dal film d’animazione fantascientifico A Scanner Darkly, tratto dal romanzo omonimo di Philip K. Dick.

Mio padre è un televisore gigante, otto milioni di colori

Mia madre è una connessione a banda larga

Mio fratello è tenuto in vita da quattro processori

La mia vita è un sottoprodotto di una sottomarca

La mia ragazza è un avatar tridimensionale

Perfetta quando risplende nella sua luce virtuale

Io vorrei amarla, ma non la riesco più a toccare

E ora restano solo lacrime amare che sanno di sale

Il mio cervello è un portento di biomeccanica

Programmato e brevettato da una multinazionale

Ho uno scanner interno collegato con la mia anima

Trasmette ogni mio dubbio al comando generale

Nei miei occhi c’è un microchip in grado di assimilare

Ogni dato codificato a livello subliminale

Sono come un buco nero capace solo di ingoiare tutto quanto fino a quando niente può più farmi male

L’anomalia in tutto questo è questo mio stupido cuore

Che non smette mai di battere e continua a palpitare

E nonostante abbia attivato ogni inibitore

Quest’urgenza che ho dentro continua a farmi scalpitare

Ma le sentinelle sono sulle tracce dei miei sogni

Hanno bloccato ogni accesso per l’ingresso principale

Sono saltati i ponti e tutti i raccordi

Vivo con i ricordi resettati e l’anima da formattare

La gente intorno a me vive un’esistenza irreale

Si muove a una velocità pari al doppio del normale

E mentre tutto quanto si fa sempre meno solido

Io mi sento più pesante e lento comincio ad affondare

Il mondo intorno a me continua a festeggiare

Anche se oggi sembra più sintetico del solito

Ho prenotato la mia morte e la diretta per il funerale

Dopodiché mi seppelliranno in fondo a un monitor

Dis-U-Topia è la conclusione naturale del viaggio: l’utopia è crollata, non c’è un lieto fine hollywoodiano. Il mondo è in macerie, il Sistema si sta riavviando per fare spazio ad una nuova alba non umana.

In conclusione, Numero 47 è un album squisitamente cyberpunk. Non solo le basi musicali creano una trappola digitale dove comunque il beat si mantiene tagliente. Ma i temi affrontati ci immergono in uno stato mentale inizialmente cupo e asfissiante, ma proprio per questo ci permettono una riflessione amara sulla nostra società. Spingendoci a immaginare una via d’uscita.


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