Ok Computer – Radiohead
Pubblicato nel 1997, OK Computer dei Radiohead è considerato uno dei capolavori assoluti del rock moderno. L’album esplora temi come l’alienazione tecnologica, il consumismo, la frenesia della vita contemporanea e la paranoia della società alle porte del XXI secolo. Il titolo è tratto dalla celebre frase guida pronunciata da Zaphod Beeblebrox nella Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams, sintetizzando un senso di accettazione verso l’incombente progresso della tecnologia.
Sotto la guida del produttore Nigel Godrich, gran parte delle registrazioni avviene nella villa storica di St Catherine’s Court, sfruttando l’acustica differente di ciascuna stanza. Al di là delle canzoni con i loro testi che analizzeremo tra poco, credo sia decisamente da apprezzare la mentalità che ha spinto alla creazione dell’album. I Radiohead introducono strumentazioni non convenzionali rispetto ai loro album precedenti (più associabili al rock tradizionale e al britpop) e creano metà delle canzoni con strutture che abbandonano il classico schema strofa-ritornello. I temi invece saranno fortemente moderni rivolti all’alienazione dell’uomo contemporaneo nel mondo della tecnica. Insomma, una mentalità associabile al desiderio cyberpunk di rivolta nell’innovazione artistica.
Airbag, l’apertura dell’album, unisce riff di chitarra aggressivi a beat elettronici campionati. Ispirata a un incidente stradale realmente vissuto da Thom Yorke, la traccia tratta il tema della rinascita e della vulnerabilità umana attraverso la protezione (e l’illusione) offerta dalla tecnologia. La tecnologia ci rende supereroi?
Paranoid Android invece è un’opera rock divisa in tre movimenti distinti, caratterizzata da continui cambi di tempo e dinamica (riprendendo così il prog inglese). Il racconto inizia da una persona disturbata da ciò che gli accade attorno, ma cerca di rispondere ironicamente a questo malessere (I may be paranoid but not an android). La canzone continua con uno sfogo più acido sulle interazioni sociali superficiali, l’arroganza della classe media e la nevrosi urbana. Infine l’ultima parte viene introdotta da un invito alla pioggia di continuare a cadere. Stiamo ricercando il mito di una fertile rinascita? Stiamo accettando l’inondazione di informazioni inutili che ci circondano? Il testo termina citando le sacre scritture e dicendoci che Dio ama tutte le sue creature. Siamo di nuovo ironici perchè Dio ama anche le creature dannose? Oppure siamo tornati ad un punto di vista androide e quindi il narratore si domanda se Dio ama anche le creaure del’uomo, cioè i robot? Qualunque sia la domanda, la sfuriata finale della traccia suggerisce che il narratore non si sente amato da Dio e si lascia trascinare in un vortice di rabbia e confusione.
In Subterranean Homesick Alien Yorke, sentendosi isolato dai suoi simili, immagina di essere osservato dagli alieni, i quali guardano la terra dall’alto provando compassione per gli esseri umani cosi tesi (uptight) e rimasti intrappolati nelle loro routine noiose e prevedibili.
Exit Music (For a Film) fu scritta per i crediti di coda del postmoderno film Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann. Partendo con un’atmosfera acustica, l’opprensiva tensione dei vincoli borghesi delle due famiglie arriva ad esplodere in un climax drammatico dove si racconta la fuga/fine disperata di due amanti mentre augurano sciagure ai loro oppressori.
Costruita su arpeggi di chitarra intrecciati e malinconici, Let Down descrive il senso di vuoto e l’apatia provati dal bombardamento emotivo dei media che ci circondano (e ancora non c’era l’egemonia dei social!) e la sensazione di sentirsi “schiacciati come insetti” come un impotente Gregor Samsa di fronte a questo svalutamento della vita.
Si arriva poi a Karma Police un famoso singolo estratto dall’album. Basata su una melodia di pianoforte accessibile e circolare, ironizza sui meccanismi di controllo e punizione sociale (la polizia del karma) che potremmo bene legare a scenari distopici. Il finale degenera in un vortice di feedback e distorsioni analogiche che simboleggiano il crollo mentale e sociale di questa pervasività sia benpensante che tecnologica, sempre pronta ad attaccare la diversità, la fragilità e la debolezza.
Continuando su uno sfondo distopico Fitter Happier non è una vera canzone, ma un monologo letto dalla voce sintetica del software speech di Apple (“Fred”) su un sottofondo di pianoforte stonato e rumori ambientali. Il testo elenca i cliché del perfetto stile di vita borghese e salutista, evidenziandone la freddezza meccanica e ben simboleggiando l’intento critico dell’intero album.
Fitter, happier, more productive
Comfortable, not drinking too much
Regular exercise at the gym three days a week…
Seguono Electioneering, il pezzo più squisitamente rock che porta una critica cupa e cinica alla politica, infatti cattura il malessere legato alle politiche neoliberali che colpivano il mondo alla fine degli anni 90 e più avanti culminerà nei movimenti no-global per tutto il mondo. Climbing Up the Walls invece è un brano scuro, claustrofobico e minaccioso che, impersonificando la paranoia in sè, affronta il tema delle malattie mentali e della paura della perdita di controllo.
In contrasto con la traccia precedente, No Surprises presenta un’atmosfera apparentemente dolce e una melodia quasi da carillon. Il testo denuncia tuttavia una vita insoddisfacente e la ricerca di una quiete definitiva di fronte all’estenuante routine quotidiana.
In Lucky invece si racconta ancora la storia di un sopravvissuto a un disastro che si sente miracolato. Torna il supereroe che, datagli una nuova occasione, si sente invincibile.
Il brano di chiusura, The Tourist, con il suo tempo lento e fluttuante, invita a fermarsi e a rallentare. Inizialmente riferendosi alla fretta dei turisti che devono visitare una città in poco tempo, il mantra “Hey man, slow down” funziona come la perfetta conclusione e diagnosi dell’intero album, rivolto a una società che corre verso l’autodistruzione senza sapere dove sta andando.


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