PoesieImSchatten2026
Torniamo a leggere poesie estratte dal favoloso mondo dei liberi blog online di poesia. Questa volta ci dedichiamo ai testi di PoesieImSchatten2026 prese dal sito All Poetry (https://allpoetry.com/PoesieImSchatten2026). L’autore/autrice ha anche un profilo su Substack (https://neonrebell.substack.com/) e vuole presentarci una “Quiet rebellion through words.”
Scrive, sia in Tedesco che in Inglese, poesie che affontano temi come l’impermanenza, le guerre interiori e la fragile bellezza.
Io mi sono concentrato sulle poesie taggate #cyberpunk e ho trovato una splendida oscurità da visitare. I testi non presentano un distopico futuro, ma utilizzano immagini fantascientifiche per descrivere delle emozioni o sensazioni molto presenti. Come se una creatura ibrida tra tecnologia e carne si stesse aggirando per le nostre strade e, di fronte alle ferite/spaccature del nostro mondo, abbia deciso di scrivere poesie.
In Residuo viene presentata la ferita di un rapporto-appuntamento tra due persone appena terminato. Non si sa se la separazione è definitiva o solo temporanea, partecipiamo soltanto allo sbigottimento di fronte a questa ferita come se questa sensazione umana fosse conosciuta dal protagonista per la prima volta.
Tardi,
quando i server ronzano,
tu ritorni.
Non come un ricordo.
Ma come una ferita
che non si rimargina.
Molto interessanti sono anche una serie di sonetti che all’elemento tecnologico-umano aggiungono anche un’ibridazione con il mondo naturale. Le scene sono tessute di notte e alla luce della luna hanno luogo una serie di metamorfosi che strappano il corpo nelle sue componenti sia carnali che sintetiche per farci entrare il cosmo.
La notte inspira, il silenzio impara a mordere,
e stelle brinate scivolano silenziosamente dentro.
Tengo stretta la fessura dove inizia la scomparsa,
una lanterna che trema nella gola del crepuscolo;
ogni respiro districa il ricordo dei peccati
che si aggrappano come ruggine a ogni tenero involucro.
Rimango in piedi dentro la fessura che non si chiude —
la stretta fessura che mi tiene immobile e sa.
Estratto dal Primo Sonetto
Radici di rame penetrano in profondità nella corteccia nera e umida,
le loro vene al neon eruttano sotto i miei piedi;
La foresta ronza, una bassa scintilla algoritmica
che salda il mio battito cardiaco al suo calore codificato.
Estratto dal Secondo Sonetto
Questi sonetti di metamorfosi sembrano concludersi nel terzo sonetto dove le ferite incontrate fino ad ora sembrano condurre ad una trasformazione finale ricongiungendosi con il mondo naturale.
Non guariscono, non promettono grazia—
segnano le costole dove il silenzio ha imparato a scintillare;
le loro ombre scolpiscono un regno sul mio volto,
un trono assemblato dal respiro oscuro.
Mi alzo, metà piumato, metà macchina, metà notte—
un errore silenzioso che rivendica una luce selvaggia.
Estratto dal Terzo Sonetto
Ma le esperienze di questo poeta non terminano e continuano con testi come Farfalle al Neon, La Lunga Scivolata e Nessun Riavvio Pulito. Ancora una volta la fantascienza offre soltanto delle immagini per esprimere un’inquietudine presente.
…
Una si posa sul mio palmo aperto—
le sue ali sono fatte di schermi di cellulari in frantumi,
che lampeggiano messaggi non inviati di anni fa.
Ogni volta che sbatte le ali,
minuscoli denti mi cadono dalla bocca come pioggia —
hanno il sapore dell’estate del 2018 e del vecchio profumo di mia madre.
Una si avvicina e sussurra con la voce del mio nonno defunto:
“Hai scelto il momento sbagliato per essere sveglio.”
Poi si dissolve in mille pixel luminosi
e striscia di nuovo dentro il mio petto,
proprio dove dovrebbe essere il mio cuore.
Estratto da Farfalle al Neon
Una considerazione particolare la voglio dedicare a Rispetto a Caro Prezzo. Una poesia sull’attività del poeta stesso, offrendoci intimi scorci dolorosi che hanno potuto portare ai suoi componimenti. Qui sembra di ritovare una eco della straziante condizione dei poeti romantici o maudit, ma questa immagine è calata nella nostra epoca ed il poeta sembra un hacker rinchiuso in qualche agglomerato urbano cyberpunk. Oltre ai link che potete trovare nell’articolo per leggere l’autore in originale, sotto potete trovare un’umile traduzione di quest’ultima poesia. Buona Lettura
| Respect at a Cost I waste my nights chewing these fucking words until my tongue tastes like rust and cheap ink. Friends don’t text. Their names sit gray in the dark. They left. I still hunch here, spine cracked against the chair, choosing paper over real skin like a goddamn idiot who forgot how to breathe outside the glow. Most days the whole thing feels like swallowing gravel. Half the poems are still garbage, wet and rotting in the trash of my drafts. I know it. But I keep going— ripping little pieces out of myself until the keyboard sticks with blood and sweat, until the room reeks of cold pizza crust, overripe shame, and the low electric hum of a dying laptop fan. Then one stranger scrolls past at 3:17 a.m. and doesn’t drop “cool” or “nice.” They just freeze. Their breath catches like a hook behind the ribs. Like it slammed straight into the soft meat behind their eyes. That one jagged second— that’s the only fucking respect I give a shit about. I paid for it with every other night I’ll never get back. | Rispetto a caro prezzo Spreco le mie notti masticando queste fottute parole finché la mia lingua non sa di ruggine e inchiostro scadente. Gli amici non mandano messaggi. I loro nomi giacciono grigi nell’oscurità. Se ne sono andati. Sono ancora qui curvo, con la schiena spezzata contro la sedia, preferendo la carta alla pelle vera come un dannato idiota che ha dimenticato come respirare fuori dal bagliore. Quasi tutti i giorni mi sembra di ingoiare ghiaia. Metà delle poesie sono ancora spazzatura, bagnate e marce nel cestino delle mie bozze. Lo so. Ma io continuo… strappandomi a pezzetti finché la tastiera non si impregna di sangue e sudore, finché la stanza non puzza di crosta di pizza fredda, di vergogna maturata troppo, e del debole ronzio elettrico di una ventola di portatile morente. Poi uno sconosciuto scorre sullo schermo alle 3:17 del mattino e non dice “bello” o “simpatico”. Si ferma e basta. Il respiro gli si blocca in gola come un uncino dietro le costole. Come se gli avesse colpito in pieno la carne molle dietro gli occhi. Quel singolo, lacerante secondo… è l’unico fottuto rispetto che mi importa. L’ho pagato con tutte le altre notti che non riavrò mai più. |


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